La Ghianda di Giove

Il nome latino del genere noce è Juglans che è la contrazione di Jovis Glans, la Ghianda di Giove.
Questo ci dice quanto era apprezzata dai Romani.

Seme ricco di nutrienti ed importante tanto da essere dedicato al re degli dei: Giove.

Reperti archeologici testimoniamo dell’utilizzo dei frutti di noce già 9.000 anni fa.

Ed è proprio da qui che continuiamo, anche se un pochino in ritardo, il nostro viaggio attraverso le piante che utilizzo per tingere.
Questa volta vi vorrei parlare del noce, e più precisamente del Mallo di Noce.

Il noce è una pianta molto forte che può raggiungere anche i 30 mt ed è molto longeva.
Il legno del noce è un legno molto duro che si presta alla realizzazione di mobili ed accessori.

Il mallo di Noce è quella parte carnosa verde che avvolge il seme che noi comunemente chiamiamo noce.
Il Mallo non è edibile ma si presta a tanti utilizzi.

Uno di questi, da modenese quale sono, è la preparazione del Nocino!

Questo liquore viene preparato utilizzando le noci acerbe, raccolte tassativamente (così dice la tradizione) la notte del 24 Giugno.
Noi spilambertesi diciamo che le noci da utilizzare per il nocino devono essere state bagnate dalla “guàza ed san Svàn” (dalla rugiada della notte di San Giovanni).
Vengono tagliate poi in quattro parti e messe a macerare al sole per 40 giorni (mescolando ogni giorno) con alcool e zucchero.
Nel mio paese, Spilamberto, esiste anche un ordine del Nocino e tutti gli anni, durante la Fiera di San Giovanni, si tiene il palio del Nocino.
Anche oggi, come in passato, ogni famiglia ha la sua ricetta ed i suoi ingredienti segreti da aggiungere a quelli principali.

Il mallo ha anche proprietà antibatteriche, vermifughe ed astringenti e viene utilizzato, miscelato insieme all’hennè, per donare riflessi rosso bruni ai capelli neri e castani.
Si ritiene che sia anche utile per alleviare i dolori alle articolazioni.

Ma noi oggi, parliamo di un altro utilizzo del mallo di noce.
Quello che nel mese di giugno vediamo verde brillante poco a poco, maturando, diventa marrone grazie ai tannini.
E sono proprio i tannini che ci interessano per la tintura.
Sono loro che tingono di un bel marrone che va dal bruno al beige i tessuti e le fibre anche senza la mordenzatura.
Il colore che si ottiene è molto resistente alla luce e al lavaggio.
Il suo utilizzo è molto semplice.
I pezzetti di mallo vengono lasciati macerare nell’acqua calda per tutta la notte.
Poi la pentola viene messa sul fuoco per estrarre il colore.
Una volta raffreddata, si filtra e si aggiunge acqua.
Si immerge la lana e si mette sul fuoco. Appena immersa la fibra prende subito colore.
Una volta tolta dal fuoco, si lascia raffreddare.
Poi si sciacqua abbondatemente e si strizza la fibra (mi raccomando senza mai torcere).
Quindi si lascia asciugare prima di vedere l’effettivo colore.

È un colore molto bello, un marrone caldo, naturale che a seconda del tempo di immersione da’ sfumature autunnali splendide.
È il colore che mi fa pensare di più al connubio che esiste tra natura e colore, tra la tintura e ciò che la terra ci dona.

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